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The M. Point

28 settembre 2016

Possa il mio sangue servire.

Uomini e donne della Resistenza​

«Possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana e per riportare la nostra terra a essere onorata e stimata nel mondo intero». 
Capitano Franco Balbis, decorato a El Alamein e fucilato dai fascisti il 5 aprile 1944.​

TITOLO: Possa il mio sangue servire. Uomini e donne della resistenza.

AUTORE: Aldo Cazzullo

CASA EDITRICE: Rizzoli (collana Saggi Italiani)

ANNO: 2015

DOVE ACQUISTARLOIBS, AMAZON, RIZZOLI

PER CHI: per gli sfiduciati, i curiosi, gli appassionati di Storia. E quelli di Cazzullo che, diciamocelo, scrive proprio bene.

QUANDO LEGGERLO: sotto l'anniversario della Resistenza, per ricordarci che, insieme, le cose si cambiano. Semplicemente perchè l'abbiamo già fatto.

ISPIRAZIONI:

  • Musica: Bella ciao dei Modena City Ramblers, Undici di Noel Shapiro, L'inno italiano.
  • Film: Novecento, Schindler's list,
  • Libri: La Storia di Elsa Morante, tutto Fenoglio, Quelli che ci salvarono (Neri Pozza), Il rogo di Berlino (Adelphi), Addio a Berlino (Adelphi), Il tempo migliore della nostra vita (Bompiani).

Cazzullo scrive – a ragione – che la Resistenza non è il patrimonio di una fazione, ma il patrimonio di una Nazione.
In Italia non è facile parlare di Resistenza: è uno di quegli accadimenti storici ancora troppo vicini, che dividono gli animi e portano a schierarsi ideologicamente, furiosamente e ciecamente. 
L’autore de La guerra dei nostri nonni non cade in questa trappola, e ci incoraggia a seguirlo: questo è un libro prezioso, in cui vengono raccolte testimonianze vere, in cui non c’è ideologia, in cui si presentano i fatti così come sono stati, in cui emergono nitidamente ritratti di giovani, di donne, di ufficiali dei Carabinieri, di suore, di anziani, di parroci, di partigiani comunisti e cattolici, di contadini e intellettuali. 
Tutti accomunati dalla stessa necessità: la libertà dell’Italia, e dei loro figli. Persone che hanno combattuto in tempi bui, in cui per una parola sbagliata si rischiava una fucilata, in cui per uno sguardo di traverso si veniva picchiati, in cui le fedi delle vedove venivano fuse “per la Patria” e il futuro dei bambini era con i tedeschi o con i partigiani. Non c’era la possibilità di scostarsi: o da una parte o dall’altra. 
Quando si chiude Possa il mio sangue servire, non si è più le stesse persone di prima: bene scrive Cazzullo nella dedica, che è anche una chiusa meravigliosa “A Francesco e ai ragazzi della sua generazione perché sappiano quanto sangue è costata la loro libertà”.​



Recensione pubblicata anche su Ibs

Se siete interessati, potete trovare il libro a questi link: IBS, AMAZON, RIZZOLI

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Martina


Filosofa, manager, sommelier e bonvivant.

Amo allo stesso modo i libri e le maschere di tessuto.


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