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The M. Point

28 settembre 2016

Il cerchio​ - Dave Eggers

"I segreti sono all’origine dei comportamenti asociali, immorali e distruttivi. E se ci comportassimo tutti come se fossimo osservati? Porterebbe a un modo di vivere più morale. Saremmo finalmente costretti a essere la versione migliore di noi stessi. Finalmente, finalmente possiamo essere buoni. In un mondo dove le brutte strade non sono più un’opzione, non abbiamo altra scelta che essere buoni… Perché la nostra voglia di vedere il mondo non dovrebbe essere soddisfatta? Ecco la massima trasparenza. Senza filtri. Vedere tutto. Sempre. Tutto quello che succede sarà conosciuto. Diventeremo onniveggenti, onniscienti".

TITOLO: Il cerchio

AUTORE: Dave Eggers

TRADUZIONE A CURA DI: Mantovani V.

CASA EDITRICE: Mondadori

ANNO: 2014

DOVE ACQUISTARLO: IBS, AMAZON, MONDADORI

PER CHI: ama o odia i social. E per chi è preoccupato per la deriva totalitaria del concetto di trasparenza.

QUANDO LEGGERLO: quando ci si lamenta per non aver ricevuto i like che ci si aspetta. E poi si capisce che è meglio così.

ISPIRAZIONI:

  • Film e telefilm: Lost, Black MirrorIo sono leggenda, The social network, Fahreneit 451, 1984, Hunger games, Divergent.
  • Libri: La peste scarlatta di London, Il tallone di ferro, La fattoria degli animali, Il mondo nuovo di Huxley.

Raymond Carver diceva «Le parole sono tutto ciò che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste». Credo che Eggers abbia imparato questa lezione alla perfezione. Nel suo ultimo romanzo Il Cerchio, edito da Mondadori, non c’è nemmeno una parola sbagliata. 
La storia è una di quelle che iniziano senza rumore: la giovane Mae Holland, venticinquenne della profonda provincia americana, ottiene il lavoro dei suoi sogni al Cerchio, l’azienda di servizi informatici, social network e gestione di dati più potente e invidiata d’America. Il tempo è un imprecisato futuro prossimo, in cui ancora non è stata scoperta la cura contro il cancro, in cui gli Stati hanno la stessa fisionomia di oggi e ancora non si viaggia nel tempo, ma dove Facebook, Twitter e Pinterest sono stati sostituiti da un unico social: TruYou, di proprietà del Cerchio. Sembra un cambiamento di poco conto – in fondo, che importa? Eppure qui il rumore comincia a sentirsi, e, pagina dopo pagina, si trasforma in un’ inquietudine assordante. Il Cerchio sembra il posto di lavoro perfetto: proiettato nel futuro, fondato da tre ragazzi geniali, calamita per giovani menti che vogliono risolvere i problemi dell’umanità (si studia come fare in modo che i bambini non vengano più rapiti, come eliminare la fame nel mondo, come rendere più facile la vita dei disabili, come attuare davvero la sicurezza nelle città). Le opinioni dei dipendenti sono tenute in gran conto, e le possibilità di carriera sconfinate: addirittura, l’azienda ha fatto costruire open space, palestre, piscine e ristoranti vegani per i Circlers, e chi lavora fino a tardi può fermarsi gratuitamente in una delle tante stanze super-attrezzate messe a disposizione dei dipendenti. Il Cerchio è perfetto: fuori dalle Mura tutto comincia a essere percepito come rumore e lotta, disastro e sporcizia. Ma lì «le persone migliori avevano creato i sistemi migliori e i sistemi migliori avevano permesso di raccogliere i fondi, fondi illimitati, che rendevano possibile tutto questo, il posto più bello del mondo. Ed era naturale che fosse così. Chi poteva creare l’utopia se non gli utopisti?».​

Ma l’utopia ben presto assume contorni distorti: lì dentro tutti sono sorvegliati, tutti devono documentare le proprie esperienze sui social, e pian piano il lettore (ma non Mae) si rende conto di essere all’interno di una setta che, dietro alla copertura ideologica del miglioramento dell’umanità, della protezione dei bambini e della natura ontologicamente libera e democratica dell’informazione, sta superando limiti che non si dovrebbero superare. Il Cerchio diviene per Mae l’unico fulcro, l’unico posto sicuro da cui irradia la luce: pur di far parte attivamente della comunità di eletti, la ragazza acconsente a trasmettere in streaming la propria vita, sacrificandosi alla conoscenza collettiva. A nulla varrà il richiamo del misterioso Kalden, che le dirà che uno degli obiettivi della società, ovvero il “Completamento del Cerchio”, sarà disastroso per l’umanità tutta. Il Cerchio ingloberà tentacolarmente qualsiasi aspetto della società: le relazioni personali, la sanità, la scuola, il passato, persino la democrazia. In un crescente delirio di conoscenza, il Cerchio si chiuderà, tracciando un segno formidabile attorno al libero pensiero, rendendo straniero e dissidente chiunque non voglia farne parte, fondando una nuova religione di cui è il profeta, creando un unico sistema di condotta morale, in nome della totale trasparenza, assurta a valore assoluto. Fino al finale più terribile. «Amici, siamo all’alba del Secondo Illuminismo! Parlo di un’era in cui non permetteremo che la maggior parte del pensiero, dell’azione, delle conquiste e della cultura umana sfugga come da un secchio bucato. Non con queste videocamere, non con la missione del Cerchio».​


Attraverso uno scritto politico aggressivo e conturbante, in forma di limpida narrazione, Eggers ci mostra un mondo terrificante, eppure così vicino. Teorizza un futuro possibile di cui, senza accorgercene, abbiamo già posto le solide basi. La storia parla da sé: non sono necessarie sovrastrutture, artifici retorici, virtuosismi linguistici. Tutto è logico, tutto è buono, finché ci si spinge sempre un pochino più in là, e vediamo che la luce, il sogno di un mondo completamente illuminato e trasparente ci acceca. E il totalitarismo si impone: tutto, proprio tutto deve essere conosciuto e condiviso. Una società in cui lo sconfinato bisogno d’amore di ogni essere umano si traduce in un abbraccio mortale, in un amore che non si può rifiutare, si vuole approdare in un mondo perfetto, luminoso, affettuoso e partecipato: un mondo in cui tutti vedono tutto e nessuno è mai solo. Eggers ci insinua il dubbio universale, non condannando né idolatrando: forse la creazione di un mondo come lo vorremmo non è possibile. Travolti da un’esposizione permanente, ci ritroviamo in una società sfigurata, in cui la dolce coercizione, arricchita dal delirio di onnipotenza di chi tutto vorrebbe conoscere, ci catapulta in una comunità umana in cui redenzione e salvezza non esistono più, e non esisteranno mai.



Recensione pubblicata anche su Wuz

Se siete interessati, potete trovare il libro a questi link: IBS, AMAZON, MONDADORI

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Martina


Filosofa, manager, sommelier e bonvivant.

Amo allo stesso modo i libri e le maschere di tessuto.


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